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Yajña
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mwcqmwcgYajña è un mwcwsostantivo maschile mwdasanscrito traducibile mwdqin italiano con i significati di "offerta", "oblazione" o "sacrificio", ma anche di "adorazione", "invocazione" o "preghiera", dalla radice mwdgyaj che vuol dire "offrire", "sacrificare".

Nelle mweareligioni dell'mweqIndia indica differenti riti mwegcultuali con particolare riguardo al rito mwewsacrificale.

Contents

Note

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Lo yajña nella cultura religiosa vedica e brahmanica

Nei mwgamwgqVeda con il termine mwggyajña si intende l'offerta sacrificale, il mwgwsacrificio. Così, infatti, apre il mwhamwhqṚgveda (I-1,1), il mwhgmwhwVeda più antico risalente almeno al XV secolo a.C.:

(sanscrito)

«agnim īḍe purohitaṃ yajñasya devam ṛtvijam hotāraṃ ratnadhātamam»

(italiano)

«Ad

Agni

rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio, all'invocatore che più di tutti porta ricchezze.»

(Ṛgveda, I-1,1)

Come evidenzia mwigSaverio Sanicite-ref-1[1] il rituale del sacrificio vedico è il mezzo con cui gli uomini scambiavano doni con gli dèi. Saverio Sani nota anche come nella cultura sacrificale vedica siano del tutto assenti templi o costruzioni stabili dedicate ai sacrifici, non abbiamo inoltre elementi che possano far ritenere l'esistenza di statue o immagini delle divinità vediche.

Il luogo del "sacrificio vedico" era tuttavia delimitato e preparato con grande cura e precisione, con specifiche aree deputate a riti particolari. Il sacrificio vedico poteva essere tuttavia celebrato in qualsiasi luogo scelto, il che si adattava alla vita seminomade degli antichi mwkaarii. Gli attrezzi adibiti al sacrificio (vasi, coppe, mestoli,mwkq etc. collettivamente indicati con il sostantivo maschile mwkgsambhārá) provenivano da quelli utilizzati durante la vita quotidiana e resi mwkwsacri solo sul momento. Elemento fondamentale del "sacrificio vedico" era il mwlafuoco e asse centrale del suo rito era l'offerta al fuoco di alimenti o bevande. L'atto di offerta al fuoco era denominato mwlqagnihotra (offerta al fuoco), qualsivoglia cerimonia vedica comprendeva l'mwlgagnihotra. In questo rito del fuoco tale elemento doveva rimanere sempre acceso, il suo spegnimento preannunciava delle sciagure e richiedeva dei riti riparatori. Il numero dei fuochi rituali dipendeva dalla solennità dellmwlw'mwmaagnihotra: uno per quello domestico (denominato mwmqgrhya), tre per le celebrazioni maggiormente solenni (denominate mwmgśrauta):

• il più importante, denominato mwnqgārhapatya, è posto ad Ovest su una sede circolare ed è il luogo dove dimora l'mwngAgni originario; con questo fuoco alimentato esclusivamente dal capofamiglia, dalla moglie o dal primogenito viene attinta la fiamma per il secondo fuoco;
• il secondo fuoco, sede dell'mwoaAgni sacrificante, è posto da Est su base quadrata; denominato mwoqāhavanīya;
• il terzo fuoco (lo mwowanvāhāryapacana), di base semicircolare è posto a Sud ed è di supporto al fuoco orientale in quanto è il fuoco del sacrificio del mwpariso situato a destra dell'officiante quando egli è rivolto verso l'Oriente, questo fuoco è il fuoco che consuma con i suoi sacrifici i pericoli e la morte (mwpqmṛtyu) che dal Meridione provengono.

Questi fuochi erano sovrastati da una lunga copertura orientata verso Est composta da quattro ingressi. Tra il mwpwgārhapatya e lmwqa'mwqqāhavanīya veniva creato uno spazio togliendo lo strato superficiale della terra e ricoprendolo con erba tagliata, in tale spazio, denominato mwqgvedi, venivano poste le offerte sacrificali. Qui prendevano posto gli Dei convenuti per saziarsi delle mwqwlibagioni e degli inni. Lo spazio della mwravedi, di forma trapezoidale, era disegnato similmente a quello di una donna con dei fianchi larghi: la parte superiore (lato stretto) era rivolta ad Est, la base (il lato largo) ad Ovest e i lati inclinati verso l'interno, in modo che le spalle 'strette' della figura femminile corrispondessero al fuoco mwrqāhavanīya. La terra rimossa (mwrgutkara) per la mwrwvedi veniva posta a Nord insieme ai rifiuti, sempre a settentrione, ma dell'mwsaāhavanīya, veniva collocato un recipiente d'acqua.

Compiuto l'intero rito del sacrificio, l'erba sottostante veniva bruciata in quanto essendo stata a contatto con il sacro la si considerava potenzialmente pericolosa. mwtaAnne-Marie Esnoulcite-ref-2[2] evidenzia come nella civiltà e nella letteratura religiosa vedica (comprensiva in questo caso dei mwuqmwugVeda e dei loro commentari mwuwmwvaBrāhmaṇa) e nei riti sacrificali lì riportati non si riscontra alcuna riflessione sulla 'sofferenza' nel mondo, sul ciclo delle rinascite (mwvqmwvgsaṃsāra) e, di conseguenza sui percorsi di mwvwliberazione da esso quanto piuttosto il godimento (mwwabhukti) della vita terrena. Il rituale vedico ha quindi come scopo la felicità terrena e il godimento della vita ottenuti grazie alla benevolenza degli Dei invocati.

Gli esecutori del sacrificio, spesso eseguito dietro un compenso (per lo più in oro o vacche), erano i sacerdoti (mwwgṛtvij), il cui numero dipendeva dalla solennità del rito. Nel pieno del successivo sviluppo mwwwvedico (intorno al X secolo a.C.), i compiti di principali officianti (mwxaṛtvij) del rito più importante, il mwxqmwxgsoma (lmwxw'mwyahaoma dellmwyq'mwygmwywAvestā) si distingueranno, tuttavia, in sole quattro "qualità" sacerdotali: mwzabrāhmaṇa, mwzqadhvaryu, mwzgudgātṛ e mwzwhotṛ. Ognuno di questi quattro sacerdoti veniva coadiuvato da ulteriori tre assistenti (mwaasamhita). E, come allmwaq'mwaghotṛ veniva assegnato il compito di recitare il mwawmwbaṚgveda, gli altri tre officianti avevano rispettivamente il compito di recitare: lmwbq'mwbgadhvaryu lo mwbwmwcaYajurveda; lmwcq'mwcgudgātṛ il mwcwmwdaSāmaveda, mentre al mwdqbrāhmaṇa non solo veniva affidata la recitazione del quarto mwdgVeda, lmwdw'mweamweqAtharvaveda, ma anche il compito di controllare e soprintendere all'intero rito e la recitazione degli altri tre mwegVeda rappresentando, lmwew'mwfamwfqAtharvaveda, il loro compimento. Sempre nel mwfgmwfwṚgveda (X-71,11) i compiti dei quattro officianti vengono riassunti nel singolo mwgabrāhmaṇa essendo costui quello che rappresenta l'intero sacerdozio in quanto sa, conosce (mwgqvidyā) ed esprime il mwggmwgwBrahman. Ne consegue che il mwhabrāhmaṇa, il sacerdote della società mwhqvedica, è colui che è in grado di conoscere e insegnare la rivelazione cosmica. Questo sviluppo della letteratura mwhgvedica porterà ad identificare nel termine mwhwbrāhmaṇa gli interi compiti della mwiacasta sacerdotale.

Colui che chiedeva l'esecuzione del rito (lo mwigyajamāna) ne otteneva i benefici o le avversità (nel caso di un rito dall'esito infausto), ma non partecipava direttamente allo stesso.

Tipologie e descrizione del sacrificio vedico

Ogni azione del rituale sacrificale prevedeva la recitazione di una precisa formula attinta dai mwjqmwjgVeda. Il sacrificio consisteva essenzialmente nel gettare nel fuoco (mwjwjuhoti, "Lui versa") una porzione minima dell'alimento o della bevanda offerta: frutta o verdure (mwkaauṣasha), mwkqburro chiarificato (mwkgghṛtha o mwkwājya), latte (mwlapayas)cite-ref-3[3], carne (mwmqmāṃsa), cagliate (mwmgdadhi), mwmwmwnasoma, farinate (mwnqpiṣṭa), riso in chicchi (mwngtaṇḍula), riso bollito e pigiato (mwnwpṛthuka), pelle (mwoatvac) mwoqetc..

I sacerdoti partecipanti al rito sacrificale così si disponevano:

• colui che chiedeva il sacrificio, lo mwpqyajamāna, si sedeva a Sud dello mwpgāhavanīya;
• lo mwqahotṛ si sedeva Nord-Ovest della mwqqvedi;
• lo mwqwagnīdhra, il sacerdote rappresentante di mwramwrqAgni e che nella sua qualifica di mwrgagnīdh aveva acceso il fuoco, si sedeva a Nord della mwrwvedi;
• il mwsqbrahman ad Est dello mwsgyajamāna;
• lo mwtaadhvaryu si muoveva lungo lo spazio senza avere una collocazione precisa.
• Nelle normali offerte di mwtgghṛtha che avviano e seguono le offerte di vegetali (offerta principale, mwuapradhāna) lo schema rituale è il seguente.

Il sacerdote deputato allo mwugjuhoti era generalmente l'mwuwadhvaryu, il sacerdote collegato allo mwvamwvqYajurveda, coadiuvato da altri sacerdoti nei riti più complessi.

L'mwvwadhvaryu si poneva in piedi davanti al fuoco sacrificale e invocava lo mwwaagnīdhra:

• mwwwadhvaryu: mwxaoṃśrāvaya ("possa ascoltarci");
• mwxgagnīdhra: mwxwAstu śrauṣaṭ ("Così sia, si ascolti")

A questo punto mwyqadhvaryu invitava lo mwyghotṛ, il sacerdote collegato al mwywmwzaṚgveda, a recitare le formule dell'offerta (mwzqyājyā) indicando il Dio a cui va indirizzata l'offerta.

Lo mwzwhotṛ avvia il verso iniziando con mw0aye yajāmahe ("noi veneriamo") e concludendo con mw0qvauṣaṭcite-ref-4[4] che consente all'mw1gadhvaryu di versare l'offerta nel fuoco, mentre lo mw1wyajamāna pronuncia un verso, denominato mw2atyāga (abbandono, rinuncia), a favore del Dio: mw2qagnaye idam na mama ("ad Agni non per me", questo nel caso di una offerta ad mw2gAgni).

• Nel mw3qsacrificio animale (mw3gpaśubandha) allo spazio descritto più sopra veniva aggiunto un'ulteriore superficie denominata mw3wmahāvedi (Grande mw4avedi)

Note

cite-note-11. mw6gSaverio Sani. mw6wṚgveda. Venezia, Marsilio, 2000, pagg. 25 e segg.
cite-note-22. A. M. Esnoul. mw7wEnciclopedia delle Religioni vol.9. Milano, Jaca Book, 2004 pag.250.
cite-note-33. Il latte è di per sé già cotto, come tutti i suoi derivati, in quanto esso è lo mw8wsperma di mw9aAgni; cfr. mw9qmw9gṚgveda I,62,9 ma anche mw9wmw-aŚatapatha Brāhmaṇa II,2,4,15.
cite-note-44. Termine dal significato incerto ma probabilmente con il significato di "Si può procedere", cfr. Harvey P. Alper. mw-aUnderstanding mantras. Motilal Banarsidass, 1991, pag.104.

Voci correlate

• mwaqaVedismo
• mwaqiBramanesimo
• mwaqqInduismo
• mwaqyRito
• mwaqgPūjā
• mwaqoVeda
• mwaqwDeva

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) soma sacrifice / yajna, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.